IL 6 agosto 1961, anno delle celebrazioni per il centenario dell’Unità d’Italia, l’Automobile Club Torino tenne a battesimo la “Cesana-Sestriere”, una delle corse automobilistiche sicuramente più seguite nelle sue tante edizioni in valle di Susa. Un evento sportivo e insieme di costume che si ripeterà ancora una volta domenica 12 luglio.
La stagione delle corse automobilistiche lungo le tortuose vie dell’alta valle di Susa e della val Cenischia parte da molto lontano, quasi a identificarsi con la storia stessa dell’automobile, un fascino su quattro ruote che ha segnato in modo indelebile la storia dell’industria e della vita dell’uomo proprio dal 900.
Le grandi corse automobilistiche in salita nacquero in Piemonte, con “piste” naturali create lungo le strade delle sue montagne, mentre la mente e il cuore che animarono la nuova passione furono quelli dell’Automobile Club Torino. Si partì dai 5 chilometri che dividono Madonna del Pilone da Pino Torinese, pochi chilometri che il 21 aprile 1900 misurarono la bravura dei pionieri delle corse piemontesi, per poi arrivare alla Sassi Superga e quindi ad una corsa che si svolgeva proprio sulle nostre montagne, la mitica “Susa-Moncenisio”, una delle manifestazioni più eclatanti di inizio secolo destinata fin dal suo esordio ad attirare la curiosità di turisti e gente del posto. Poche automobili circolavano all’inizio del secolo ed il loro passaggio rappresentava sicuramente anche un elemento di curiosità che raggiungeva l’apice nel momento delle gare.
La corsa automobilistica Susa-Moncenisio si svolse, per la prima volta, il 27 luglio 1902, tra lo sbalordimento dei valligiani che videro per la tortuosa strada del Cenisio sfrecciare, in un torrido giorno estivo, alcune di quelle auto che stavano dando un “nuovo motore” al 900.
La Susa-Moncenisio, a parte le interruzioni causate dagli eventi bellici, si mantenne in modo quasi regolare fino al 1953, rimanendo ben viva nella memoria collettiva. Uno stop che durò 33 anni, fino al 1986, quando si rimise in moto incontrando lo stesso entusiasmo che aveva caratterizzato gli sportivi più anziani, quelli che accorrevano per assistere al passaggio di Vincenzo Lancia, il primo vincitore (con bis nel 1904) e di Felice Nazzaro, trionfatore nel 1905, il mitico collaudatore della Fiat.
Fu definita la corsa più antica del mondo. Una storia importante per l’automobile che stava prendendo sempre più velocità all’inizio del 900 e che affrontava per la prima volta, in una corsa in salita, le strade valsusine. Nel sito ufficiale della corsa, ci sono molte notizie che ricordano gli anni gloriosi, le figure dei piloti che fecero sognare, le auto che apparivano ancora in una dimensione quasi irreale e che rappresentavano l’esempio più nuovo del progresso che avanzava.
La gara si svolse su un percorso di circa 22 chilometri che da Susa arrivava al passo del Cenisio, al confine con la Francia: l’arrivo era fissato sul rettilineo precedente l’ospizio, subito dopo la “scala” detta della Gran Croce. L’edizione inaugurale della gara, organizzata dal periodico torinese “La Stampa Sportiva”, con il patrocinio di Sar. il duca di Genova e della principessa Laetitia di Savoia, duchessa di Aosta, venne disputata per celebrare la chiusura dell’Esposizione internazionale dell’automobile e del ciclo” tenutasi a Torino nel 1902.
Una prova massacrante ed una vera impresa per i mezzi dell’epoca e i concorrenti che si presentarono comunque numerosi ai nastri di partenza. Dei cinquanta iscritti, divisi in due classi (velocità e turisti) e quattro categorie (motocicli, vetturette, vetture leggere e vetture pesanti), solo trentotto presero effettivamente il via. Tra questi si impose Vincenzo Lancia al volante di una “Fiat 24 HP” di proprietà dell’avvocato bilellese Angelo Mosca. Una poderosa biposto: il pilota torinese impiegò il tempo di 30’ 10” e 2/5 per percorrere i 22.500 metri della gara, alla media di 44.316 km/h. Un’autentica impresa per i veicoli a motore dell’epoca, soprattutto se rapportata alle oltre sette ore impiegate da una normale diligenza per coprire lo stesso percorso. Ed eccezionali erano le caratteristiche della cronoscalata. «Il dislivello complessivo di 1.605 metri con pendenze medie del 10 per cento e punte massime superiori al 13 per cento - si legge nel sito ufficiale della corsa - ne facevano la competizione più impegnativa e prestigiosa dell’epoca. Nel 1903 la corsa venne soppressa in seguito al tragico incidente che aveva funestato la maratona automobilistica Parigi-Madrid».
Si dovette attendere così fino al 1904 per assistere alla seconda edizione della Susa-Moncenisio, stabilita per il 10 luglio. Ecco come il “Rocciamelone”, sul numero del 16 luglio, riferiva alcuni particolari in cronaca: «Alla partenza, fissata al principio della strada nazionale, attendevano i signori dott. Tapparo, geometra Mario Bruzzone di Alessandria cronometrista ufficiale dell’U.V.I. e il signor Ernesto Vaccarossi. Il cav. Agnelli assisteva alla piombatura e al controllo delle macchine insieme al signor Rezzonico. Il re, contrariamente a quanto si prevedeva, non intervenne alla gara, intervennero però la regina madre e la principessa Laetitia, col relativo seguito. La prima passò per Susa alle ore 7 e 12 minuti, l’altra alle ore 8 e 9 minuti. Alle 8,30 venne dato il segnale della partenza della prima vettura. Apparteneva alla Rochet-Schneider. Con cinque minuti di intervallo partì la Panhard-Levasser di proprietà Florio e montata da Nazzaro; e sempre con un eguale intervallo, partirono le vetture della Fiat guidate rispettivamente dai signori Cagno, Weillshott, Lancia e Storero». Il traguardo era situato a 400 m. circa dall’ospizio.
La Coppa “Principe Amedeo” venne assegnata ancora a Vincenzo Lancia, al quale toccò anche quella nazionale”. Lancia coprì il percorso nel tempo di 22’,24” 4, alla media di 59, 150 km/h. Secondo si classificò Felice Nazzaro, astro nascente dell’automobilismo italiano.
La Susa-Moncenisio si svolse regolarmente anche l’anno successivo. La partenza venne data dalla regina madre in persona e la vittoria andò a Felice Nazzaro che abbassò ulteriormente il record portandolo a 19’ 18” 5.
Grande appassionata di automobilismo, infatti, fu sicuramente la regina madre, Margherita di Savoia, morta il 4 gennaio 1926 a Bordighera: le sue auto facevano sensazione. Ne possedeva un intero garage, da utilizzare nelle diverse occasioni. Nel 1905, su “L’Illustrazione Italiana” appariva un articolo che descriveva la sua nuova auto Fiat, «è un’automobile della ormai celebre fabbrica torinese. Vi è dietro un compartimento perfettamente riparato e chiuso, con le pareti laterali a cristalli, nel quale si siede comodamente in un angolo. Si è saputo profittare di tutto lo spazio disponibile per ripostigli e piccole cassette».
Il successo della terza edizione fu tale che il 17 luglio 1905, per la prima volta nella storia del giornalismo italiano, un grande quotidiano nazionale, il “Corriere della Sera”, dedicò un articolo in prima pagina ad una competizione automobilistica, commentando con grande enfasi le imprese di Nazzaro e Cagno e rammaricandosi per l’assenza di Vincenzo Lancia. Questa edizione passò in un certo senso anche alla storia del cinema: risale infatti proprio al 1905 “La corsa Susa- Moncenisio”, il primo documentario girato in Italia dall’Ambrosio Film di Torino, dedicato a quello che è tuttora il simbolo dell’industrializzazione, l’automobile.
Il record stabilito dal pilota della Fiat nel 1905 rimase imbattuto per molti anni. La competizione riservata alle automobili subì infatti una lunga interruzione: le lotte sindacali dell’epoca, le ragioni di ordine pubblico e la crisi dell’industria automobilistica, furono le cause della momentanea sospensione della Susa-Moncenisio.
Solo nel 1914, alla vigilia del primo conflitto mondiale, venne organizzata una prova in tono minore riservata alle motociclette e alla categoria delle cosiddette “vetturette”. Si impose Ferdinando Minoia, su Bebè Peugeot, ma il tempo di 32’ 03” 2 per percorrere i 22.100 metri del percorso la dice lunga sulla scarsa competitività dei mezzi impiegati.
Fu nel 1923 che la mitica prestazione di Felice Nazzaro venne battuta da Alfieri Maserati a bordo di una Diatto. In alcune edizioni, la corsa ebbe un’iniziativa turistica collaterale: una riunione di regate sul lago del Moncenisio il cui Comitato Promotore, nel 1926, fu presieduto dal Principe di Piemonte. A questa riunione di regate partecipavano le migliori società canottieri di Torino. Iniziative dunque, auto e regate, che avevano lo scopo di attirare turisti in quella zona della Valle.
Intanto, nel 1926, finiva finalmente la querelle sul “sesso” dell’auto: le scritte dedicate «agli automobili: come costruirli e come imparare a guidarli», potevano finalmente andare al macero. A decidere che il sesso dell’auto era femminile fu una lettera di Gabriele D’Annunzio indirizzata a Giovanni Agnelli in cui il celebre poeta scriveva sottolineandolo: “L’automobile è feminile (sic). Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità d’una seduttrice».
Con l’edizione del 1953, si chiuse per circa un trentennio la storica corsa Susa- Moncenisio. Per poi riprendere con nuove energie, nuovi motori e nuovi campioni nel 1986, con l’entusiasmo che aveva caratterizzato gli inizi.
Se la Susa- Moncenisio rappresentò la corsa di punta di quel primo mezzo secolo di quattro ruote, sicuramente le strade tortuose dell’Alta valle costituirono, al di là della classica gara, un motivo di sfida per i primi pionieri dell’auto, come testimonia una foto datata 1920 che mostra l’”Equipe Temperino”, reduce dal circuito del Sestrieres che vinse, secondo quanto riportato dalla scritta, il Gran premio dell’Automobil club d’Italia, immagine molto curiosa e insolita pubblicata in “365 volte Piemonte” (Il Punto, 2005).
Dal 1961 si corse la Cesana-Sestriere.
L’esordio della gara avvenne il 6 agosto. 10 chilometri e 400 metri di puro agonismo, in cui, nelle 28 edizioni precedentemente svolte, si sono alternati sul gradino alto del podio grandi nomi come Edgar Barth, Lodovico Scarfiotti, Arturo Merzario, Rolf Stommelen, e grandi case automobilistiche quali Maserati, Porsche, Ferrari, Abarth. Questo ha permesso a grandi campioni di percorrere i 10 km e 400 metri del tracciato sempre in un tempo minore fino a raggiungere il record di 4’32”68 fatto segnare da Andres Vilarino nel 1992.