di MASSIMILIANO BORGIA
Questa è stata di nuovo una tarda primavera molto piovosa, non così fredda come ci sembrava; e questa è un’estate di nuovo caldissima e afosa. Ecco perché ci sono tante zanzare. Come al solito è la zona intorno ad Avigliana ad essere la più colpita. Le lamentele maggiori arrivano dalla città lacustre e dai comuni porta della valle di Susa e della val Sangone. Ma anche la cintura e la zona sud-ovest non stanno bene.
Il problema è che con i ristagni d’acqua delle piogge di maggio e giugno le zanzare hanno trovano tantissimi ambienti favorevoli per deporre le uova. Questi insetti, infatti, non depongono in specchi d’acqua frequentati da predatori (pesci, anfibi, insetti predatori). Scelgono piccole e piccolissime pozze d’acqua che magari durano pochi giorni. Al Parco dei Laghi di Avigliana, dove da anni esiste un laboratorio che studia le zanzare e come combatterle, hanno notato un forte aumento di catture nelle trappole ad anidride carbonica, soprattutto di Ochlerodatus geniculatus. Queste trappole disposte in tutto il territorio del parco formano una rete continua di monitoraggio che viene utilizzata per decidere quando e dove occorre combattere le larve con il bacillus thuringensis, il batterio, innocuo per l’uomo, che le uccide. L’infestazione è quindi iniziata con questa zanzara che utilizza di solito gli incavi degli alberi per deporre le uova, ma che ha trovato ristagni d’acqua dappertutto. Punge di giorno, non appena il cielo è appena velato, anche se preferisce attaccare all’alba e al tramonto. Ha creato non pochi problemi nelle borgate di Avigliana e Trana, fino a Villardora.
«Era così alta la diffusione nelle trappole-campione che per combatterla abbiamo effettuato trattamenti tutte le settimane - ricorda Giovanna Mazzoni, responsabile del servizio per l’ente Parco - Ora questa specie si somma alle altre anche se le infestazioni sono abbastanza sotto controllo».
Anche perché le zone umide del Parco di Avigliana e della bassa valle di Susa sono la culla per una grande “biodiversità” tra le zanzare: qui si sommano una ventina di specie di cui sei più importanti”, contro le quattro specie del Vercellese di cui solo una davvero diffusa. Tra quelle che, pungendo, danno più fastidio e hanno attività diurna ci sono Aedes Vexans e Ochlerodatus caspius. Insieme alla “geniclutatus” attaccano con un po’ di offuscamento del sole e quando si sta all’ombra. Poi, naturalmente, c’è la solita Culex pipiens, la zanzara che ci tormenta di notte. «Con le primavere e gli autunni più caldi il periodo di attività delle zanzare si è allungato. Andiamo da fine febbraio a fine ottobre».
E se si pensa che una femmina di zanzara può vivere dalle due settimane ai due mesi e depone uova ogni volta che riesce a fare un “pasto di sangue” proteico, si può immaginare quanti miliardi di insetti svolazzino in una stagione. Il Parco continua ad intervenire sulle larve e comunque sia il risultato si vede. «Riusciamo ad ottenere una mortalità che va dal 70 al 90 per cento. Ma purtroppo su infestazioni che stanno toccando le 150 larve per litro d’acqua ci sono ancora troppe zanzare in giro. Comunque è meglio di niente. Se non facessimo nulla non si potrebbe stare in giro di sera e quando il cielo è coperto. E il metodo che usiamo è quello più efficace. Non è possibile intervenire sugli adulti spruzzando insetticidi che hanno effetti collaterali sull’uomo. Decisamente meglio spruzzare bacilli sulle larve. E ormai sappiamo bene dove ci sono i possibili focolai».
Ma a complicare ancora la situazione ci pensa la zanzara tigre (Aedes albopitus). Ad Avigliana e in val Sangone non è ancora arrivata ma è ormai alle porte. «La questione non è se arriverà, ma “quando” arriverà. E’ sicuro che a breve dovremo fare i conti con la zanzara tigre. Ormai è segnalata a Piossasco, a Rivoli e Villarbasse, a Collegno».
La zanzara tigre, che proviene dall’Asia ed è abituata a sfruttare microscopici ristagni di umidità negli incavi del bambù, non vola per lunghi tratti. Al massimo si sposta per un centinaio di metri dal focolaio. Ma visto che depone le uova in pochi cm d’acqua si fa semplicemente trasportare dall’uomo. E’ così che ha colonizzato praticamente tutto il mondo. Le uova viaggiano nelle gocce d’acqua dentro gli incavi dei pneumatici usati, dentro la plastica, il vetro e l’alluminio accumulati sul balcone per fare la raccolta differenziata, dentro le lattine o le bottigliette raccolte per strada dai netturbini, e in mille altri modi. «Una volta arrivata in un posto è quasi impossibile eradicarla».
La zanzara tigre non è molto più pericolosa o fastidiosa delle altre zanzare. Ma attacca di giorno, colonizza moltissimo le case e gli ambienti urbani (i cortili, i garage, le aiuole, i vasi sul balcone) e soprattutto le femmine attaccano in “branco” stando basse: mordono le gambe scoperte degli adulti e attaccano i bambini. Le malattie di cui possono essere portatrici sono pericolose soprattutto per cani e gatti (mordono il naso, le palpebre e le gengive) ma ci sono malattie rare, tropicali, che possono arrivare con questo insetto bianco e nero.
L’unico modo per combatterle è comperare in farmacia il larvicida e spruzzarlo tutto dove c’è ristagno d’acqua, dai tombini ai bidoni dei rifiuti. Il Parco, comunque, la sua parte la fa anche con i cittadini: distribuisce i larvicidi gratis a tutti i residenti di Avigliana e anche a quelli dei comuni vicini «perché le zanzare non conoscono i confini comunali».